mercoledì 7 agosto 2013

Opera vincitrice di Virna Brunetto

Testo di Greta Fusari

Sezione A :  Tema libero.

IL LABIRINTO COME METAFORA DELLA VITA
“Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini ; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l’architettura mancava di ogni fine.”
Questa definizione di Jorge Luis Borges rende molto bene l’idea di labirinto. Per quanto possa essere un’opera architettonica grandiosa, il labirinto è creato senza alcuno scopo. Le sue scale non portano a niente; le sue stanze non hanno una porta d’uscita; i suoi corridoi sono infiniti. L’unico scopo è quello di confondere l’uomo che disgraziatamente vi capita dentro. Nella letteratura vi sono moltissimi esempi di labirinti, a partire da quello più noto e leggendario di Dedalo, costruito per rinchiudervi lo spaventoso Minotauro, fino ad arrivare a quello più recente di Umberto Eco ne “Il nome della rosa”, costituito dalla biblioteca del convento in cui si svolge tutta la vicenda.
Il fatto che il labirinto sia descritto, la maggior parte delle volte, come un edificio o comunque un luogo fisicamente molto complesso, non significa che non possano esistere altri labirinti, forse ancora più pericolosi, che non hanno muri o pareti, che apparentemente sembrano luoghi liberi ma che in realtà, per una forza misteriosa, sono comunque in grado di renderci prigionieri. Sono questi i labirinti della mente, che compongono la complessità della psiche umana. Prendendo una strada sbagliata, l’uomo può veramente arrivare a perdere se stesso, a non rendersi conto di essere in un labirinto, a disperarsi e a provare con vani tentativi a dare un senso a quello che sta vivendo. E così il labirinto può diventare anche una metafora della vita. Quante persone si sono perse nel labirinto della loro vita perché non sono riuscite a darle uno scopo? Le difficoltà molte volte rendono l’esistenza proprio come un labirinto dal quale è difficile uscire: a noi non è concesso, come a Dedalo e ad Icaro, un paio di ali di cera per volare oltre i problemi e le cattive situazioni. Se davvero avessimo questa grazia allora sarebbe tutto più semplice, perché dall’alto la via che conduce fuori dal labirinto è più chiara e luminosa. Ma non bisogna dimenticare che Dedalo ha dovuto costruirsi da solo le sue ali. Allo stesso modo anche noi dobbiamo trovare  la nostra personale via d’uscita, la nostra soluzione. “Fuori da Pentesilea esiste un fuori ? O per quanto ti allontani dalla città non fai che passare da un limbo all’altro e non arrivi ad uscirne?” (Italo Calvino, “Le città invisibili”). Certo che esiste un fuori, ed è rappresentato da quello scopo che noi diamo alla nostra vita. Se, riprendendo la frase di Borges, “Il labirinto è un’architettura senza scopo”, allora l’unico modo per uscirne, per non perdersi e trovare un fine per cui valga la pena sopportare il labirinto stesso, è perseverare nella ricerca e nell’adempimento di tale fine.
Come i marinai nel guardare le stelle trovano la giusta rotta per tornare a casa, allo stesso modo il nostro scopo ci guiderà e ci indicherà il percorso esatto per uscire da quel  labirinto che è dentro di noi ed essere finalmente liberi.

Opere di Pietro Baccino - Savona

Miliu                                                                                      Emilio

L’otŕéŕi, matexdì, sto a ŕa tóŕa                                            L’altro ieri, martedì, seduto a tavola
cun j’ögi azeixi e i gumj ben ciantoi,                                 con gli occhi accesi e i gomiti bene appoggiati,
u’m cuntova deŕ fen šteis ant’i pŕoi                                    mi raccontava del fieno steso nei prati
cun paŕóle dlicoie d’ina fóŕa                                               con parole delicate di una favola

e pöi d’u taj deŕ bóš-c, dŕa caŕbunéŕa                               e poi del taglio del bosco, della carbonaia
ans’ ŕa ciaza tŕa i fói, ch’a bŕüxa ciàn.                               nello spiazzo tra i faggi, che brucia lenta.
Mi a šcutova e a štŕenżiva ŕa só man                                Io ascoltavo e stringevo la sua mano
per dije: ‘Vorda, a l’sö, a ŕ’è štóŕia véŕa!’                         per dirgli: ‘Guarda, lo so, è una storia vera!’

U m’diva deŕ giurnò ch’u sciuscia in vent              Mi diceva dei giorni in cui soffia un vento
maladetu, ch’u pórta via i capéi,                                        maledetto, che porta via i cappelli,
u š-cianca rame e föje e anche j’öxéi                               strappa rami e foglie, e anche gli uccelli
i xloŕga ŕ’ciüme e u só cantè u se n’sent.              gonfian le piume e il loro canto non si sente.

E ans’j’ögi u i cumpaŕiva ŕa ruśò                                       E sugli occhi si formava la rugiada
s’u diva a meża vux dŕa só famija,                        se diceva a mezza voce della sua famiglia,
e u dumandova: ‘Peŕchè u Sgnù u me n’pija                    e chiedeva: ‘Perché il Signore non mi prende,
ovŕa che pŕópi sul a son reštò?’.                                       ora che proprio solo son rimasto?’

L’ova šquoxi zent’agni, mé cüxîn                                       Aveva quasi cent’anni, mio cugino,
e a l’veg ancuŕa ch’u  s’n’an štova atent                           e lo vedo ancora che se ne stava attento
ai méi versci an dialèt, l’era cuntent,                                 ai miei versi in dialetto, era contento,
e püŕa a ŕ’éŕa l’ürtima matîn.                                              eppure era l’ultima mattina.

Ancö u j’è ŕ’ füneŕol a San Maté,                                        Oggi c’è il funerale a San Matteo,
ŕa géxa deŕ paiś, cun tanta gent                                        la chiesa del paese, con tanta gente
ch’a pŕéga e a cianż, e anche mi a sent                           che prega e piange, e anch’io sento
che ’n bŕov’óm l’è muntò sü, fin’a u zé.                              che un brav’uomo è salito fino al cielo.

E ŕa fióca ch’a coŕa cian cianîn,                                         E la neve che scende piano piano,
gianca cuverta scioca, lenzö lgé,                                      bianca coperta soffice, lenzuolo leggero,
a s’pósa suvŕ aŕ fŕašche e an s’u sentè                            si posa sulle frasche e sul sentiero
e u m’po ch’a vöja xmurtè in pó u sagŕîn.              e  mi pare che voglia spegnere un po' il dolore



Quando l’aura soave
                                                              d’inizio primavera
                                                               muove le foglie nuove del ciliegio
                                                               lievi come una  piuma
                                                               e suona la campana nella bruma
                                                               di un fioco mezzodì,
                                                              ti parlo come fossi sempre qui
                                                              per dirti ancora, madre ormai lontana,
                                                              tutto il bene che allora ti volevo
                                                               e ancor ti voglio. Parmi
                                                              che la membranza rechi sulle ali
                                                               dei tanti anni bruciati
                                                               quella tua bella voce,
                                                               madre, che giaci sotto la tua croce.
                                                               Credo proprio che mai
                                                               per me ci sarà un giorno
                                                               senza le tue parole,
                                                               quelle che ancora sento                            
                                                               nella mente e nel cuore
                                                              quando sogno di stringer la tua mano.
                                                              E tutti i dì si posa nel mattino
                                                              l’usignolo su un ramo qui vicino
                                                              e canta una canzone proprio a te
                                                               tutta in levare e scendere, che culla
                                                               il cuore triste e alimenta un poco,
                                                               quando se n’è partito,
                                                              quella brace che resta dopo il fuoco.


 

sabato 3 agosto 2013

Poesie vincitrici a Mellana di Boves

Disse ti amo

Disse ti amo
mentre mani separavano mani
e lei diveniva figura lontana
irraggiungibile

Disse ti amo
rivolgendosi al cuore coperto
da un camice a righe e un numero
che cancellava la dignità e il nome

Disse ti amo
e lo videro sorridere
come uno sciocco
anche quando le gambe furono così esili
da non riuscire a reggere
neppure l’anima

Disse ti amo
nelle notti rannicchiate di ossa contro ossa
mentre il pensiero solcava il filo spinato
a cercare il conforto delle stelle

Disse ti amo anche quando come fumo
passò dal camino
nuvola libera, sognò di diventare pioggia,
cadere sul volto di lei
a riempirle gli occhi
a lavare il dolore

Stefano Borghi
Cornaredo, Milano



Alle cinque della sera

Ed io muoio ogni giorno alle cinque della sera
deriso, cieco, sospinto e calunniato
chino nella sabbia sconsacrata di una arena
tra le risa degli astanti
arreso all’infinita lacrima del sogno
ad un vuoto tra le spine, ad un urlo straziato di giovenca
vedo solo buio sopra i fioriti davanzali
e timidi ventagli, e donne con camicie fresche di bucato
colori forti ed una chitarra sospinta tra gli scanni

tutto si piega, si asciuga sotto il sole
il sangue ed il flamenco
gli embrici curvati sulla fragile arenaria
quando il pelo lucente è trafitto dal pugnale
ed un uomo armeggia tra le mie ossa chiare
spegne le tempie, la mia vita
discende tra le tibie, buca il mio ventre
come falco lanciato sulla preda
c’è un odore sommesso di letame, il lezzo scuro della morte
mentre io lentamente dondolo, barcollo
mi capovolgo senza vita in un bemolle lento
le zampe in aria, a danza ferma, nell’arpeggio dei cedri che si alza.
È polvere la morte, è sangue che zampilla, ogni giorno striscia sul grano lieve
e mi trafigge il cuore, ancora ed ancora
ogni volta alle cinque della sera.
In un cerimoniale lento, che si ripete all’infinito.

Tiziana Monari
Prato

venerdì 26 luglio 2013


Verdetto della ventitreesima edizione della manifestazione poetica, letteraria, fotografia ed artistica della frazione ai piedi della Bisalta

Il “Parole ed Immagini” di Mellana di Boves prosegue in tempi difficili

 

Anche quest’anno Mellana di Boves, con il suo “Circolo”, ha organizzato la festa della frazione, con programma previsto dal 19 al 25 luglio, e la sta vivendo all’insegna della grande varietà, con un programma completo, che ha spaziato da apprezzate serate gastronomiche (pizza, patatine, “cena del giorno della festa”, davvero ricca e curata, con piatti tipici, polenta, al solito il “piatto forte” locale, oltre a vera “cena”) e musicali (soprattutto “revival” anni Settanta-Ottanta, rock, serata provenzale-occitana...), a manifestazioni religiose (vissute in atmosfera di autentica, sentita, devozione), divertimenti popolari, gare a bocce, ma, persino, momenti culturali. Come sempre non è mancata buona partecipazione ad ognuna delle proposte...

La processione è arrivata sin vicino a casa di frazionista che ha superato, negli ultimi mesi, seri problemi di salute: anche così si crea una “Comunità”...

Tanti giovani si sono visti impegnarsi, con responsabilità e dedizione, in vari momenti della manifestazione...

 

Iniziativa ormai “storica” (accanto alle varie esposizioni, rinnovate ogni anno, curando adeguato “taglio” e presentazione, quest’anno con tema le “ispirazioni” e “l’ispirarsi”) è il concorso “Parole ed immagini”, che compie, ormai, ventitre anni (edizioni), mentre son ben ventisette che si procede in questo curioso, originale, taglio “culturale” di “festa locale” (al conto si devono aggiungere due edizioni fotografiche e due esposizioni storiche, da cui è nato il libro sulla piccola comunità stampato nel 2010 per la terza volta, aggiornato).

Gli organizzatori hanno fatto notare come, anche quest’anno, le giurie fossero soddisfatte della qualità delle opere pervenute .

I partecipanti continuano ad essere, complessivamente, sui trecento (quanto la popolazione della frazione), con calo, riscontrabile in tutte le iniziative del genere, solo per quanto riguarda le fotografie (che costa stampare nel formato richiesto e spedire in adeguato plico), ma le sole opere ammesse sono state più che abbondanti per realizzare valida esposizione. Dei circoli fotografici della zona sola buona partecipazione è arrivata dall’Espera di Roccavione (presente era il Presidente, Pierluigi Peluso).

La caratteristica dell’iniziativa resta il raccogliere partecipanti da ogni parte d’Italia. Gli attuali “Chiari di luna” economici hanno limitato la partecipazione dei premiati da altre regioni un tempo copiosa (presenti, comunque, il fotografo pisano Paolo Ferretti, il poeta e scrittore savonese Pietro Baccino, protagonisti di deliziosi momenti di “lettura”, a fianco dei giurati Lelia Marizza e Giorgio Casiraghi)...

La “giuria degli scritti”, formata dai professori Alessandro Giordanetto, Giorgio Casiraghi (anche ottimo “lettore” della manifestazione) e da Lelia Marizza (“poetessa militante”), ha dichiarato, per la sezione “poesia e prosa giovane” (autori sino a venti anni, molti partecipanti dal Liceo Novello di Lodi) vincitore il racconto “Il labirinto come metafora della vita” di Greta Fusari, da Maleo (Lodi), che ha preceduto altra lodigiana, Alexandra Militaru, di evidente origini straniere ma di grande padronanza della lingua italiana e talento poetico, con le deliziose liriche “Amore” e “Verso lei”.

La sezione, non competitiva, “Invito alla scrittura” ha visto l’ormai abituale partecipazione di ottantina di ragazzi delle classi elementari della frazione Rivoira (tra cui la giuria ha segnalato, comunque, opera a firma Antonio Pellegrino) e di due classi delle scuole medie bovesane.

Nella “Poesia a tema libero” ha raccolto altra vittoria Stefano Borghi, da Milano, con “Disse ti amo”, storia d’amore vissuta durante la persecuzione ebraica, evocata con chiarezza, precedendo il savonese Pietro Baccino con “Quando l’aura soave”, delicata lirica dedicata al ricordo della madre, il meneghino Bruno Lazzerotti con “Milano stasera”, originale sguardo sulla sera della sua città, e “Alle cinque della sera”, della pratese Tiziana Monari, la corrida nella sua crudezza, dalla parte del toro, come metafora di dramma esistenziale. Segnalato è stato “Un’immagine” di Francesca Furlan, padovana, “delizioso calligramme”.

Premio speciale (che includeva fotografia di Giorgio Maria Vannuccini del bellissimo affresco bovesano quattrocentesco, in restauro, con cornice in cotto, di Via Roma, di fronte alla chiesa di Santa Croce) è stato attribuito ad Ida e Luigi Golinelli, di Genova, per “Terremoto”, ottimo testo poetico abbinato ad artistica immagine.

Per la “Prosa”, ha trionfato “Maiali” del bergamasco Alessandro Cuppini (sulle vicende partigiane), già vincitore della passata edizione, che ha preceduto “Joselito e gli anni in tasca” dell’astigiano Aldo Giordanino (anche segnalato per “Don’t cry for her Palestina”) ed, ancora, Stefano Borghi con “Sangue del mio sangue”. Segnalazione è andata a “Delitto perfetto” del torinese Aldo Di Gioa.

Alessandro Cuppini ha completato il suo successo con un secondo posto nella particolare sezione “fiabe e filastrocche” (“Il tappeto Qashqai”, favola, ovviamente, a lieto fine e piena di morali), preceduta solo da “Il noce”, di Pietro Rainero, da Acqui Terme (presente alla cerimonia), elogio alla intelligenza, nella tradizione del racconto di età umanista (in cui maestro era Giovanni Boccaccio).

Nella sezione “Satira e goliardia” vittoria è andata agli “Aiku” (“Ferrero” e “Incidente”) del poeta cuneese Vittore Giraudo, veloci e graffianti, eleganti.

Per la “Poesia religiosa” ha vinto altro partecipante (e premiato) storico della manifestazione: Rosario Castronuovo, modenese di Fiorano, con “La parola”, sulla difficoltà di comunicare ed il sollievo che viene dal rapporto con Dio. Ha preceduto il milanese Rodolfo Vettorello (anche lui già apprezzato in passato, nella scorsa edizione), con “Voi così tristi” (alla ricerca di solidarietà tra le difficili scelte che la vita mette di fronte, anche a fratelli) ed il perugino di Corciano Giuseppe Mandia, con “Wieviel Stuck? Quanti pezzi?” (il desiderio di pace e serenità dopo una grande tragedia, che insegna a vigilare).

Di grande rilievo religioso sono stati ritenuti, dalla giurata Candida Rabbia, anche varie opere in dialetti e lingue naturali: premiata è stata opera di Giuseppe Mina di Ancona (ma bovesano di nascita, noto come Bepe dij Mina), che ha preceduto “Miliu” di Pietro Baccino (scritto nel suo dialetto “di frontiera”, un misto di piemontese e ligure), “Le stagion dla vita” di Umberto Gillio (di Cassinette d’Ivrea) e “Cesiota dirocà (Chiesetta diroccata)” di Mariateresa Cantamessa Andrina di Ivrea, con segnalazione a “Cit camposanto ed montagna” di Albino Barrel (anche lui di Ivrea).

Molti sono stati i premiati per tutte le sezioni “Dialetti e lingue naturali”, che schieravano alcuni dei migliori nomi del settore, non solo del Cuneese o della Regione.

Ancora vero trionfatore è stato Antonio Tavella di Racconigi, che ha ricevuto “premio speciale” per le “poesie” (“Gelà a l’è la stansa”) e primo premio per la prosa, con “Bòrgno, oh bòrgno”. (precedendo “Per l’invern” di Giuseppe Accossato, piemontese trapiantato a Genova, e “Na ombreta par mì e na spuma pa’ i boce”, di Lorenzo Destro da Montesilvano, Pescara).

Tra i poeti notevole il successo dei veneti, con un primo premio alla vicentina Adalgisa Zanotto, di Marostica, con “Vento”, precedendo Gloria Venturini di Lendinara (Rovigo), con “Nol ghea fasea”, due autrice già premiate in passato. Il terzo posto è andato ad Elda Rasero, astigiana di Portocomaro, con “Che spass!”, ex aequo con il presente Attilio Rossi di Carmagnola, con “La vos ed la montagna”, segnalazioni sono arrivate al savonese Pietro Baccino, con “L’éra zun franc”, al Albino Barrel, con “Can e sonaj”, a Giuseppe Mina, con “Malinconia”.

La giuria della “sezione simbolo”, “Parole ed Immagini”, formata da Lelia Marizza, Giorgio Casiraghi, Candida Rabbia, Giampaolo Angius ed Ettore Ramero, ha espresso, come sempre, giudizio articolato, su materiale quest’anno più ricco a livello di “testi” che di “immagini”. Vincitore è risultata la cuneese Virna Brunetto, per immagine di taglio originale abbinata ad intenso testo, seguita dalla coppia genovese Adriana Antonietti e Mabi Col, Gloria Venturini (notevole testo), da rivolese Cesare Ferro (che ha presentato al pubblico della premiazione la protagonista di sua lirica e sua foto, la figlia “Francesca”), con segnalazione a Vittore Giraudo.

La giuria per le “fotografie”, formata da Grazia Bertano, Cornelio Cerato e Gianmario Cerato, ha plaudito al buon livello dei lavori presentati, tra cui sono riuscite ad emergere anche opere  di autori locali, accanto ai protagonisti “foresti” di varie altre edizioni.

Per la sezione “Rappresento la crisi” ha vinto il pisano Paolo Ferretti, che ha preceduto il cesenate Werther Vicini. I due si sono invertiti le posizioni nella sezione “Il colore rosso” (una delle più fortunate e ricche), precedendo delicata immagine di Rinuccia Marabotto Cometto di Chiusa Pesio ed il lombardo (di Olginate, provincia di Lecco) Mario Aliprandi, con segnalazione ad Alessandro Cappellero.  

La fossanese (ed iscritta al Circolo Espera di Roccavione) Loredana Berteina ha preceduto Werther Vicini e Monica Cappellini, langarola di Benevello, nella sezione “La vita dei campi ieri ed oggi”.

Altra fossanese e componente del Circolo roccavionese, Daniela Patriti, ha vinto la sezione “Un ambiente da difendere”, precedendo il cuneese Ermanno Agostinetto, iscritto alla stessa associazione.

Per finire la giovane bovesana Francesca Barbero (anche lei dell’Espera) si è confermata nell’ottimo risultato della scorsa edizione, vincendo l’importante sezione “Il mio scatto migliore”, davanti al barese, di Bitonto, Nicola Colapinto, a Mario Aliprandi e Paolo Ferretti.

Alla bovesana, ha concluso convivio, immancabile.

Gli organizzatori hanno ribadito le difficoltà sempre maggiori nel portare avanti iniziative del genere, ringraziato, tra i vari sponsor, il Comune di Peveragno, per i molti libri messi a disposizione (e finiti nei <pacchi premio>), annunciato iniziativa espositiva delle opere del Concorso nel centro vicino, tra il 31 agosto ed il 13 settembre, spiegato l’allestimento di un “blog” dedicato alla festa (sempre più pubblicizzata soprattutto “on line”): http://festeggiamentimellana.blogspot.it/

 

C.S.













Verdetto

“Parole ed Immagini 2013” - XXIII edizione

Scritti

La giuria della XXIII edizione del “Concorso Parole ed Immagini”, per quanto riguarda gli “scritti”, formata da Lelia Marizza, Giorgio Casiraghi ed Alessandro Giordanetto (con la consulenza, per dialetti e lingue naturali, di Candida Rabbia), si è riunita la sera di lunedì 8 luglio, esprimendo il seguente verdetto.

 

Poesia e prosa giovane-

 

1° “Il labirinto come metafore della vita” - di Greta Fusari, Maleo (Lodi)

- Piccolo e delizioso saggio sul tema del labirinto. Il testo risulta chiaro e al tempo stesso profondo, mai banale. Il giovane autore dimostra un’ottima padronanza dei mezzi espressivi e sa utilizzare con sapienza le citazioni dei “grandi”

 

2° “Amore”– di Alexandra Militaru di Codogno (Lodi)

- Le contraddizioni dell’amore in un testo dal ritmo incalzante: ottimo risultato.

 

3° “Verso lei”- di Alexandra Militaru di Codogno (Lodi)

- Delicata variazione sul tema del desiderio amoroso

 

 

Poesia a tema libero

 

1° “Disse ti amo” – di Stefano Borghi di Cornaredo, Milano

- Un amore più forte dell’orrore dei campi di sterminio: delicate immagini sono scandite sapientemente dall’anafora e descrivono icasticamente un legame più forte di tutto.

 

2° “Quando l’aura soave” di Pietro Baccino di Savona

-  La poesia dà forma alla presenza nello spirito e nella memoria di una madre ormai defunta. Il ricordo che lenisce il vuoto del distacco è reso attraverso una buona scelta di immagini.

 

3° “Milano stasera” – di Bruno Lazzerotti di Milano

- Interessante sguardo sulla sera milanese, che si lascia apprezzare soprattutto per l’immagine conclusiva.

 

4° “Alle cinque della sera” – di Tiziana Monari di Prato

-Originale descrizione dell’agonia di un toro nella liturgia della corrida.

 

 Premio speciale: “Terremoto! di Ida e Luigi Golinelli di Genova

L’angoscia, il dolore, i sentimenti generati dal dramma del terremoto sono resi con straordinaria efficacia attraverso immagini di rara intensità.

 

Segnalato “Un’immagine” di Francesca Furlan di Sarmeola (Padova)

Delizioso calligramme

 

 

Prosa a tema libero

 

1° “Maiali” – di Alessandro Cuppini, Bergamo

-Il racconto ci parla di un periodo nel quale i giovani uniti ai partigiani, dalla montagna, combattevano la loro battaglia. Il protagonista, lasciati gli studi, si trova come altri della sua età proiettato in una nuova vita fatta di spari, di fame e di solitudine. È, quindi, facile innamorarsi più con il corpo che con il cuore! Ed è per questo che, dal racconto, si avverte la prepotente delusione dal tradimento di un'amicizia più che dell'amore stesso! Buona costruzione letteraria e armonia di lettura.

 

2° “Joselito e gli anni in tasca” – di Aldo Giordanino di Asti

- Con questo racconto, l'autore ci porta a scoprire dei ricordi nascosti nel fondo della memoria. Con dei flash-bak tra passato e presente, si intrecciano ricordi d'infanzia. Un nome confuso con un altro pur non riferendosi ad un personaggio ben noto, rievoca la figura particolare e colorita di un uomo capace di creare grandi emozioni.

 

3° “Sangue del mio sangue” – di Stefano Borghi di Cornaredo (Milano)

- Con questo racconto, sprofondiamo nell'abisso terribile della violenza sulle donne. La protagonista è solo una bimba, alla quale viene negata l'infanzia, mentre l'acqua putrida dell'abisso le impedirà di respirare. Con mente selvaggia le vengono tagliate le ali per tutta la vita. La parola "ODIO" non sarà che un amaro riscatto incapace tuttavia di restituirle il volo.

 

Segnalato “Don’t cry for her Palestina”- di Aldo Giordanino di Asti

-Nessun amore è forte come quello che non si è mai vissuto.

L'amore, quello che affronta il quotidiano, è fatto di parole, di impegni, di propositi da mantenere.

L'amore mai vissuto, è fatto di sole immagini, di sogni, e desideri impagati.

In questo racconto, nella luce di un mattino a Gerusalemme, nasce un sogno che continuerà ad esistere senza mai morire.

 

Segnalato “Delitto perfetto”- di Aldo Di Gioia di Torino

-Racconto colorito e spiritoso che, sino alla fine, non rivela il suo gioco.

Il protagonista appare coma un losco figuro e ritrovarlo a tavola intento a gustare il "saporito cadavere", riesce a strappare un sorriso al lettore stupendolo piacevolmente.

 

 

Fiabe e filastrocche-

 

1° “Il noce” – di Pietro Rainero, di Acqui Terme (Alessandria)

-Fiaba che riesce a stuzzicare la curiosità del lettore con enigmi e logiche matematiche.

Come in ogni fiaba che si rispetti, verrà conquistato il cuore della principessa non con prove di coraggio, ma con il sapiente utilizzo del cervello umano. Come ci ricorda il titolo, fedele riproduzione di questo organo ce lo regala la natura nella metà di una noce.

 

2° “Il tappeto Qashqai” – di Alessandro Cuppini di Bergamo

-Il lieto fine di questa fiaba, ci insegna che anche il figlio del re vivrà felice e contento solo dopo aver imparato un mestiere. La saggia pastorella, con uno strattagemma, non solo gli regalerà il suo amore, ma la salvezza della sua vita.

 

 

 

 

 

Poesia religiosa-italiano

 

1° “La parola” – di Rosario Castronuovo di Fiorano (Modena)

- L’autore sottolinea con efficacia la crescente e colpevole difficoltà del comunicare ed il personale sollievo nell’intimo rapporto con il divino.

 

2° “Voi così tristi” – di Rodolfo Vettorello di Milano

– L’autore coglie la colpevole indifferenza che accompagna la tragedia di fratelli costretti a scelte difficili, alla ricerca non solo di atteggiamenti e parole compassionevoli ma di concreta solidarietà.

 

3° “Wieviel Stuck? (Quanti pezzi?)” – di Giuseppe Mandia di Corciano (Perugia)

- Da una grande tragedia emerge il desiderio di pace e serenità multicolore. L’atrocità incancellabile ci costringe comunque a vigilare sulla brace malvagia.

 

 

Satira-

 

1° “Ferrero” e “Incidente” – di Vittore Giraudo di Cuneo (Passatore)

Due aiku. Il primo gustoso, ma un poco amaro, accostamento di squisitezze alla fine annunciata di un amore. Il secondo sintesi estrema di un rapporto all’apparenza fugace che racchiude nell’intimo dell’autore grande dolcezza e assoluta passione.

 

 

Dialetti e lingue naturali (poesie)

 

Premio speciale: “Gelà a l’é la stansa”: di Antonio Tavella, di Racconigi (Cuneo)

Un present lontan ch’a pija ant ij vers la concretëssa ‘d mincadì. As mës-cio fiamele ‘d foalé e cèiror ëd calignëtte dë stèile lontan-e, fongà ‘nt ij bambass dle nebie : tra tajarin ëstendù sij canaveuj e ‘n bussolin fiorì sël bon dl’invern (ma ‘d galaverna), ël cheur a s’arlegra ‘nt ël pënsé a le ciance ‘d re-cocal (doman). . . .Ma la bisa a marca fiòca e a ven veuja dë scarpisé sla gèira gelà, scotand lë schërsiné dij pass.

 

1° “Vento” di Adalgisa Zanotto di Marostica (Vicenza)

(Dialetto veneto) Uno sciamare di ricordi nella voce del vento,  che riporta con il suo fiato fiori appassiti, acque ghiacciate, silenzi colmi di sogni : tutto tra un intenso stormire ad un passo dall’anima.

 

2° “Nol ghea fasea” di Gloria Venturini di Lendinara (Rovigo)

(Dialetto  veneto)  Il dramma del morire in un mondo attratto solo dal miraggio del superfluo, dove supeflua è diventata anche la vita : brevi, toccanti immagini d’un’umanità sola che passa nell’indifferenza e  che spesso trova consolazione nel suo stesso carnefice : una semplice bottiglia di grappa.

 

3° ex aequo “Che spass!” di Elda Rasero di Portocomaro (Asti)

La volubilità dell’uomo (già propria della sua infanzia) connota questi versi, che del balocco nuovo descrivono con freschezza la qualità diversiva momentanea : non importa che il bizolen “at saoti dòss” con la sua vivacità  . . . . . . poichè cresce e diventa ingombrante – E così “ con in meter ad cadan-a” va a finire “drè da cä” come qualunque altra “smora vegia”.

 

3° ex aequo “La vos ed la montagna” di Attilio Rossi di Carmagnola (Torino)

L’ëncant ëd la montagna a l’é rendù con la presenza viva dl’òm dël pòst, përdù ant ij sò pënsé. Ma la veuja ‘d conté a lo cissa, al salut dël forësté . Parèj chiel a jë smon sò mond piturà dë scalabrun-e e tramont, trapontà dë stèile, forà mach da la vos ëd la montagna,  na vos ch’a sa sempe ‘d pas e mai ‘d guèra.

 

Segnalata: “L’éŕa żun fŕanc” di Pietro Baccino da Savona

Ventidue anni, una delle tante gioventù stroncate dalla guerra sempre ingiusta, che s’impadronisce dei destini umani con spietata indifferenza.

 

Segnalata: “Can e sonaj”di Albino Barrel di Ivrea (Torino)

L’absògn  fòrt, pë un cheur bërgé, dë scoté ‘ncora la musica molsin -  a dij sonaj e dle pasture pì aute.

 

Segnalata: “Malinconìa” di Giuseppe Mina di Ancona

A l’é ‘nt ël calé dël sol che j’ ombre nèire coma ‘nmascà a fan brajé pì fòrt j’arcòrd ëd vita, ch’a vesto fin-a ij brich ëd j’anviron.

 

 

 

Dialetti e lingue naturali (prose) (“Le conte”)

 

1° “Bòrgno, oh bòrgno” di Antonio Tavella, Racconigi (Cuneo)

Na  conta ‘nciarmanta, afrosa e grignòira ant l’istess temp, ambientà d’antorn a na rol anmasconà ‘nt j’anviron ëd la Madòna ‘d Canteugn : a l’é lì che Braje Bleuve (l’diav) as presenta pijand le noanse pì stravise e , sempe belelì, la conta a finiss pròpi dal Santuari ‘d Canteugn (e ancora d’antorn a na bela ‘ntaulà . . . . për ël sufrage dij pecà : ma nen coj dij salam , neh ?)

 

2 ° “Per l’invern” di Giuseppe Accossato di Genova ……………………………….

Conta dlicà ‘d metà agost, andoa, a la vision dël mar, a ven a sovraponse (coma ‘nt na vision) la figura ‘nciarmanta ‘d Nòna Maria, sempe ‘ngagià a fé provista ‘d lòn ch’a smon la stagion bela : “Për l’invern” a arpetìa, vagnandse ‘l tëbbi molsin ëd la stagion pì longa, cola Eterna.

 

 3 ° “Na ombreta  par mì e na spuma pa’ i boce (overosìpia, el saòre de la contentessa)” di Lorenzo Destro di Montesilvano (Pescara)

Racconto letteralmente frizzante e schietto, dove la riscoperta d’una bevanda d’un tempo (la spuma), riecheggia con immediatezza gli anni dell’infanzia e le vacanze in campagna nel “brolo” incantato dello zio Fiore.

 

 

Poesia religiosa-in dialetti e lingue naturali

 

1° “L’ombra” di Giuseppe Mina di Ancona

Ombre ‘d minca sòrt (dël Mal, dla Cros, d’un Seugn) a ‘mbrasso ‘l mond, ma ‘nt ij vers dal ritm a martel, sempre la ciusa as sara con n’oposission ch’as trasforma peui , da utiss ëd mòrt, a un ëd vita : a l’è la Speransa ch’an lassa sugné !

 

2 ° ex aequo “Miliu” di Pietro Baccino di Savona

Al pianto che saluta Miliu, la neve che scende leggera pare far da contrappunto, a smorzare il distacco da un uomo “ muntà sü, fin’a u zé”; lui, così preso fino all’ultimo dal lavoro, anche se “l’ova šquoxi zent’agni” e dal suo dialetto che gli dava tanta gioia.

 

2° (ex aequo) “Le stagion dla vita” di Umberto Gillio di Cascinette d’Ivrea (Torino)

As coro apress nòste stagion, da l’Invern giassà dla Fé përdùa a la Speransa artrovà ‘nt la Prima, a la Carità bondosa dl’Istà ..  . . . .  , fin-a a che ‘dcò le ilusion (feuje d’or) a calo ën coj viroj che peui an àusso ant l’Etern.

 

3 ° “Cesiòta dirocà” di Mariateresa Cantamessa Andrina di Ivrea (Torino)

Bela coma na canson, la poesia a gropa ‘nsema magon e orassion, ch’a sbon-o dal cheur ant ël vëddi la cesiòta mal rangià ma dcò giojosa ‘nt la vos ësclin-a ‘d soa ciòca che ‘l vent a fa soné : soma noi ij tapin, a smija dine soa canson.

 

Segnalazione: “Cit camposanto ed montagna” di Albino Barrel di Ivrea (Torino)

A basto pòchi vers . . . .e la borgà l’é tuta lì , adess, ant ël silensi dij brich : gent ch’a s’arpòsa sota l’istess cel ch’a l’ha vistla ‘ngagià. A scoro le orassion e ij pior, a s’arvivo ij nòm amis.

 

 

 

Sezione “Parole ed Immagini

 

 

La giuria della XXIII edizione del “Concorso Parole ed Immagini”, per quanto riguarda la sezione “simbolo”, “Parole ed Immagini”, formata da Giorgio Casiraghi, Lelia Marizza, Candida Rabbia, Ettore Ramero, Giampaolo Angius si è riunita la sera di giovedì 4 luglio, esprimendo il seguente verdetto.

 

1° Virna Brunetto di Cuneo

- Lavoro perfettamente rispondente al tema, con attinenza e complementarità di testo, intenso, consiso, e foto, efficace, comunicati.

 

2° Adriana Antonielli e Mabi Col di Genova

-Per “Trame imperfette”, immagine elaborata, superando i confini tra la foto ed il dipinto, abbinata a testo intenso ed efficace, pieno di immagini, musicale.

 

2° Gloria Venturini di Lendinara (Rovigo)

-Per “Come musica gitana”, raffinato testo, pieno di evocazioni, ben abbinato ad immagine che lo richiama e sottolinea, dalla composizione intensa.

 

3° Cesare Ferro di Rivoli Torinese

-Per “Francesca”, immagine di grande impatto visivo, potenza espressiva, abbinato a testo adeguato, sentito e comunicativo, nella sua semplicità, immediato.

 

Segnalato Vittore Giraudo di Cuneo

Immagine di grande immediatezza (auto con neve e... disegno), legata al contesto del quotidiano, vissuta, e commentata, con ironia, verve...

 

 

 

 

 

 

 

Fotografie

 

La giuria della XXIII edizione del “Concorso Parole ed Immagini”, per quanto riguarda le “fotografie”, formata da Grazia Bertano, Cornelio Cerato e Gianmario Cerato, si è riunita la sera di mercoledì 3 luglio ed ha espresso il seguente verdetto.

 

 

1 -  “Rappresento la crisi”

 

1° Paolo Ferretti di Fornacette di Pisa

- Per la sua serie, con particolare riferimento alla “Foto 2 – Usa e non getta”, che ben rende il tema richiesto, documentando la “riduzione in minimi termini”.

 

 

2° Werther Vicini di Cesena

- Per la foto 4, “La comune disperazione”, bella composizione, buon bianco e nero che centra il tema proposto.

 

 

2 - “Il colore rosso”

 

1° Werther Vicini di Cesena

- Per la foto 8 “Rosso fumo”, originale espressione del tema, attimo colto, sensazione quasi metafisica, dove a nuvola di fumo rosso spicca grazie ai toni neutri dell’ambiente.

 

2° Paolo Ferretti da Fornacette di Pisa

- Per la foto 4 “Respiro”, per l’attimo colto con prontezza nel movimento ed espressione dell’atleta, tra gli schizzi dell’acqua, realizzato con ottima tecnica (eccettuando un uso forse eccessivo della “massa di contrasto”).

 

3° ex aequo Rinuccia Marabotto Cometto di Chiusa Pesio

-per “Arco rosso con bicicletta” per l’ottimo equilibrio compositivo, la semplicità ed efficacia del gioco di linee e forme.

 

3° ex aequo Mario Aliprandi di Olginate (Lecco)

-per la foto 2, riuscita composizione, con bella immagine pulita

 

Segnalato Alessandro Cappellero di Borgo San Dalmazzo

-per la foto “Ton-sur-ton”, bella idea realizzata con buona tecnica, immagine che avrebbe avuto, probabilmente, ancora maggiore forza con taglio più corto, leggermente sotto i capelli (visto che l’avambraccio, nel caso, nulla par aggiungere alla composizione).

 

3 - “La vita dei campi ieri ed oggi”

 

 

1° - Loredana Berteina di Fossano (Cuneo)

-Per “Campagna toscana”, ottima composizione, di buona tecnica, in bianco e nero, senza tempo.

 

2° Werther Vicini, Cesena

- per “Dopo il raccolto”, ottima composizione grafica, minimalista, delicato equilibrio di masse e linee. 

3° Monica Cappellini di Benevello (Cuneo)

- Per la foto “La passione di una vita”, per la buona ripresa con l’utilizzo della messa a fuoco selettiva (dei due scatti dello stesso soggetto, ambedue validi, avremmo preferito quello con palo sfocato in primo piano, che sottolinea l’immagine), con composizione riuscita e momento descritto più che validamente.  

 

4- “Un ambiente da difendere”

 

1° Daniela Patriti di Fossano (Cuneo)

-con “Langhe”, composizione semplice ma piacevole, equilibrata e pulita.

 

2° Ermanno Agostinetto di Cuneo

-  Per la foto 1 “Oasi della Madonnina”, momento colto “al volo,” letteralmente, “attimo fuggente” fissato. L’immagine avrebbe ancora più forza, riteniamo, con inquadratura “panoramica”, per esaltare l’unica, ottima, linea compositiva (uccello ed acqua), in una presentazione maggiormente orizzontale (anche se questo viene limitato, ci rendiamo conto, dai formati chiesti dal concorso, necessari, ma in questo caso controproducenti, cui avremmo concesso deroga).

 

 

5 - “Il mio scatto migliore”

 

1° Francesca Barbero di Boves (Cuneo)

- Per scatto della serie “L’Aia 2013”, raffigurante “volatile e ciclista”, con composizione equilibrata, punto di vista azzeccato, una foto suggestiva che richiama i grandi maestri del Ventesimo secolo

 

2° Nicola Colapinto di Bitonto (Bari)

- Per “Accarezzando il futuro”, scatto delicato, di ottima tecnica, che comunica emozioni legate alla esperienza, unica, della maternità.

 

3° ex aequo Mario Aliprandi di Olginate (Lecco)

Per la foto “Equilibrio”, dalla ottima composizione grafica, con azzeccato bianco e nero seppiato

 

3° ex aequo Paolo Ferretti di Fornacette di Pisa

Per la foto che possiamo intitolare “Caffè Elena”, dalla elegante composizione, la capacità di cogliere l’espressione e la tipologia dei soggetti, scatto pittorico e poetico, senza tempo.

 

 

Mellana di Boves, 21 luglio 2013