SAGA
NORDICA
Det är förbjudet att hänga handdukar
eller
kläder på balkongräcket
(E’ vietato appendere asciugamani
o vestiti alla ringhiera del balcone)
Gli
straordinari avvenimenti che sto per narrarvi, cari lettori, mi sono stati
raccontati da un vecchio mio conoscente scandinavo, un tale Embla Skoll.
Non
ho rinvenuto su libri o riviste storiche analoghe testimonianze di tali fatti,
e quindi non posso escludere che la storia che leggerete sia puro frutto della
fantasia di qualche abitante delle sterminate foreste nordiche.
Qualche
centinaio di anni fa, chissà perché, tra i Normanni ed i Vichinghi si scatenò
una violenta guerra. La contesa si protraeva ormai da vari lustri senza che
nessuno dei due contendenti fosse riuscito nell’intento di conquistare zone di
territorio nelle regioni controllate dal nemico.
I
Normanni abitavano in quella che, grosso modo, possiamo identificare con
l’odierna Svezia, mentre i Vichinghi tagliavano alberi e pascolavano renne nei
luoghi che oggi vanno sotto il nome di Norvegia.
Come potete ben constatare, era il fiume Ginnungagap a svolgere il compito di confine naturale tra le due regioni, collegate solo da un ponte, collocato abbastanza a nord, quasi a sfiorare le terre dei Lapponi (scusate! Loro si offendono se li chiamate Lapponi: vogliono chiamarsi Sami).
Un
bel giorno, stufi di quella guerra che si trascinava stancamente senza che
nessun popolo prendesse il sopravvento, alcuni capi normanni, venuti a
conoscenza di indiscrezioni e voci che davano per certo l’imminente arrivo
nella settimana seguente di forti bufere di vento provenienti da sud-est,
escogitarono un piano per sconfiggere i nemici.
Siete
curiosi, vero? Di cosa si trattava? Beh… l’idea dei comandanti normanni era di,
una volta superato il ponte sul fiume Ginnungagap, appiccare il fuoco ai primi
alberi situati in territorio vichingo.
Senza
ombra di dubbio, poi, i fortissimi venti diretti verso nord-ovest avrebbero
alimentato le fiamme causando enormi incendi che a loro volta avrebbero
provocato l’incenerimento dei grandi boschi e delle estese foreste che
tappezzavano tutto il terreno dei nemici, costringendo questi ultimi, ma anche
i loro animali, renne o alci che fossero, ad indietreggiare sempre più verso occidente,
forse addirittura fin nelle vicinanze dei fiordi lambiti dal Mare del Nord.
Per
gli odiati Vichinghi non ci sarebbe stato scampo!
L’idea
sembrava ottima. Non fosse che per due questioni, neanche tanto piccole.
Innanzitutto
bisognava assicurarsi che la tempesta fosse veramente in arrivo e spirasse
davvero da sud-est e poi, e questo era veramente un bel problema, riuscire a
neutralizzare i poteri di alcuni principi vichinghi, i figli del re.
Già,
perché se il martello Mjöllnir, il
martello del dio Thor capace di dominare il tuono, non era in possesso dei
nemici che non sarebbero dunque riusciti a originare i temporali e quindi la
pioggia nemica del fuoco, tuttavia i figli del re vichingo avevano la capacità
di opporsi e contrastare le fiamme, con l’uso delle loro arti magiche.
Bisognava pertanto riuscire a mettere
fuori gioco i principi vichinghi!
E i capi normanni, dopo una lunga riflessione, concepirono un disegno per raggiungere lo scopo.
Ora, dovete sapere che a Rovaniemi, in
Lapponia, pardon nella terra dei Sami, abitava un vecchio saggio il cui
prestigio era noto in tutte le lande scandinave e che di nome faceva Ymir.
Abitava in una modesta casa, quasi una
capanna, insieme a cinque tartarughe, due alci di nome Tanngnjostr e
Tanngrisnir, ed una mucca, Yiliantila.
Se per Ymir era facile sfamare gli alci
e le testuggini, che si nutrivano di erba, presente in gran quantità nelle
foreste, la mucca aveva gusti un po’ più difficili.
Yiliantila infatti era ghiottissima di…
sale.
Il suo padrone, che possedeva una sfera
magica nella quale si poteva leggere il futuro, chiedeva dunque come compenso a
chi lo interpellava uno o due sacchi di sale, in base all’importanza della
previsione.
Un giorno alla porta di Ymir, vicino
alla quale era appeso un cartello con la scritta Uscendo non dimenticate di
lasciare il sale per Yiliantila, bussarono i coraggiosi capi dei Normanni,
per un consulto.
Ymir li fece accomodare e domandò loro
cosa volessero.
Uno di loro gli disse “Hugr” (che, nelle
per quel tempo decisamente evolute lingue nordiche, significava Grande
saggio, corre voce che nei prossimi giorni una terribile tempesta si abbatterà
sulle nostre terre sospinta da violenti venti orientali. Ti chiediamo se
davvero succederà tutto questo).
Il vecchio saggio nonché venerabile Ymir
scrollò per bene la sua preziosa sfera e poi scrutò al suo interno.
Subito dopo rispose “Koma tillit freista
ve allr me tall” (che voleva dire Sì).
Notando poi una espressione soddisfatta
sul viso dei suoi interlocutori, aggiunse “Voenn?” (e cioè Ma perché lo
volete sapere così tanto da esservi presi il disturbo di un lungo viaggio fino
alla mia abitazione?).
Colui che gli aveva fatto la richiesta
della previsione del tempo gli rispose prontamente “Skapgödr balkongräcket taka”
spiegandogli per filo e per segno il piano segreto (traduco un po’ liberamente:
Le forti bufere di vento
provenienti da sud-est ci permetteranno di incendiare le foreste che ricoprono
l’Asgard e lo Jötunheimr bruciando
piante e arrostendo renne. Beninteso vieteremo alle nostre mogli di appendere
panni alle grate dei balconi per evitare che i venti li trascinino via. Dovremo
certo rendere innocuo il potere dei figli del re vichingo di spegnere il fuoco
e opporsi alle fiamme, ma sappiamo già come fare).
“Ah!”
rispose Ymir (letteralmente Ho capito perfettamente e in modo approfondito
quello che tu mi hai appena detto).
E prima che il vecchio, saggio e prestigioso Ymir potesse aggiungere “Hverr neinn surro undarligr gorr aer… (che vuol dire Ma…) i terribili capi normanni, dei quali solo uno aveva aperto bocca nella discussione, uscirono dalla casa del vecchio, neppure il più famoso tra gli abitanti di Rovaniemi (lo era e lo è ancora infatti Santa Claus) ed abbandonarono la città dimenticandosi perfino di lasciare il cibo per la mucca.
Tornarono sui loro passi nelle terre del
Midgard e del Norland e si accinsero a mettere in atto i loro piani militari.
Come disinnescare i poteri dei principi
nemici?
Ecco cosa fecero: pochi giorni prima
dell’arrivo della bufera, con una fulminea incursione in territorio straniero,
rapirono le tre figlie del re vichingo.
Questo sovrano, infatti, il vecchio re Pantoprazolo,
sposato molti anni prima con la regina Cardioaspirina, aveva tre figlie
femmine, Rinazina, Cibalgina e Tachipirina, e quattro figli
maschi, Maalox, Deltacortene, Oki e Brufen.
E le facoltà di riuscire a limitare
l’avanzare del fuoco e del bruciore attraverso l’uso di arti magiche, già
presenti in nuce nei genitori, furono ereditate dalla progenie. Ed in maniera
davvero marcata dai quattro figli, i quali avevano palesemente manifestato
queste proprietà di contrastare le fiamme, queste proprietà antiinfiammatorie,
fin dalla più tenera età.
Un vero campione in questo era il
terribile Brufen (solo a sentire il suo nome sale il terrore, vero?).
I furbi capi normanni, Torvast,
Dicloreum, Lasix e gli altri, avevano dunque, come già detto, rapito le tre
principesse, assai più facili da raggiungere e che avrebbero opposto meno
resistenza, e poi avevano proposto ai vichinghi di scambiarle con i quattro
figli del re.
Proposta subito accettata, ovviamente, e
pertanto quando finalmente i forti e temibili venti iniziarono a sferzare le
terre scandinave questi succitati capi normanni, dopo aver vietato di appendere
asciugamani o panni alle ringhiere dei balconi, misero in atto la loro
strategia: con i principi vichinghi chiusi nelle loro prigioni e resi
inoffensivi, portarono a termine l’incursione oltre il ponte sul fiume Ginnungagap dando fuoco ai primi arbusti e alberi incontrati.
Il resto del lavoro sarebbe stato compiuto dalla terribile tempesta di vento in atto.
Però,
trascorsi alcuni giorni, non furono le fiamme ad ingigantirsi, ma la loro
delusione!
I
boschi e le foreste che pullulavano per ogni dove nelle terre dell’Asgard e
dello Jötunheimr con il loro numero
infinito di abeti e betulle e le loro processioni di renne e alci (già, anche
gli alci, i maschi, e le alci, le femmine)… tutti quei boschi e quelle foreste
erano ancora lì, intatti.
I
loro macchinosi disegni, le loro fini strategie… miseramente falliti!
Con
la delusione dipinta sui volti, i nostri capi dei popoli normanni si recarono
allora nuovamente in quel di Rovaniemi, presso Ymir, le sue tartarughe, i suoi
due alci e la sua mucca.
Alla
loro vista il saggio Ymir domandò: “Beh?” (che, in finlandese antico, vuol dire
Come mai siete nuovamente venuti fin qui a rendere visita alla mia modesta
capanna? In cosa posso esservi di nuovo utile? E come è andata la guerra?).
Allora
Torvast, il fiero guerriero dallo sguardo che incuteva timore e il cui
animo nulla temeva, gli disse “Vinr Alör?” (cioè Grande saggio,
nonostante l’aiuto dei violenti venti i nostri piani sono completamenti falliti
e non riusciamo assolutamente a capacitarci di ciò. Ti chiediamo pertanto di
darci delucidazioni in proposito. Allora, perché è successo tutto questo?)
Ymir li guardò, uno ad uno, e subito dopo, con voce che tradiva la compassione che provava per loro, accontentò la richiesta di Torvast rispondendo: “Torvast jä ne ve idiot snorr!” (vale a dire Io ho cercato di avvertirvi, Torvast, l’altra volta, ma voi eravate già usciti. Se siete imbecilli, non sarà colpa vostra ma non è neppure colpa mia: dovevate proprio cercare di incendiare gli alberi in questa stagione, l’inverno, quando le piante sono tutte ricoperte di neve? Ah, ricordatevi di lasciare un sacco di sale per Yiliantila, uscendo. Devo pur darle da mangiare!).

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