Solitudini
parallele
Siamo
soli anche quando siamo insieme,
come
linee che non si incontrano
ma
condividono la stessa direzione,
per
un tratto che sembra infinito solo perché non ha svolte.
Ci
sfioriamo nei giorni
come
due pensieri nella stessa mente che non si leggono a vicenda,
abitando
lo stesso spazio
senza
occupare mai lo stesso punto.
Eppure
camminiamo così vicini
da
confondere la distanza con la presenza,
da
credere che basti la vicinanza dei corpi
per
annullare la distanza delle parti invisibili.
Ci
parliamo attraverso piccoli segnali,
frasi
lasciate a metà,
sguardi
che arrivano sempre un secondo dopo il significato,
silenzi
che diventano traduzioni imperfette.
E
dentro questo stare insieme
ognuno
custodisce una stanza segreta,
dove
nessuno entra,
non
perché non ci sia fiducia,
ma
perché la solitudine ha una sua grammatica inevitabile.
A
volte penso che non siamo fatti per unirci del tutto,
ma
per accompagnarci da lontano,
come
stelle che sembrano vicine
solo
perché il buio non sa misurare le distanze.
E
così restiamo,
solitudini
parallele che fingono incontri,
che
si riconoscono nel passaggio
ma
non nel punto di arrivo.
E
forse è questo il nostro modo di non perderci:
non
diventare uno,
ma
imparare a non interrompere la traiettoria dell’altro
mentre
continua a essere sé stesso.
Ntrita Rossi
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