LA COLLINA DI DAUD
Sono salita sulla Collina di Jebel,
e oltre le
macerie della strada,
m’ha accolto il
dolce profumo
dei neri fichi
maturi
e dell’uva
impolverata.
Sono salita
sulla Collina di Jebel,
con passi
rapidi
sui cespugli
spinosi e giallastri,
bruciati dal
sole,
verso Daud
Cuor-coraggioso,
e con
com-passione
accoglierlo in
me.
Sono salita
sulla Collina di Jebel,
senza vuote
verità
o soluzioni
pronte tra le mani,
solo mute
parole,
profondi
silenzi
di urla
prigioniere.
Sono salita
sulla Collina di Jebel,
ho bevuto le
tue parole di PACE
Daud, figlio di
terra ingrata,
abbandonata,
dimenticata,
violata...
Le ho chiuse
ben strette
nello zainetto
dell’anima mia,
per non
perderne alcuna
lungo
l’accidentata via,
e portarle
laddove
chi guarda non
vede,
chi sente non
ascolta,
e l’erba
dell’accidia infesta tutto.
Sono salita
sulla Collina di Jebel,
e in tutte le
colline di Jebel del mondo,
perché qualcuno
di buona volontà
solchi le dure
zolle
e le semini là
intorno,
per farle
germogliare!
Daniela Antonello
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